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Dormire al freddo fa dimagrire

Addio a pigiamone invernale, sciallettino e calzettoni di lana

Dormire al freddo, in una stanza da letto che non superi i 19 gradi, fa dimagrire. Addio a pigiamone invernale, sciallettino e calzettoni di lana.

La temperatura ideale della camera da letto sarebbe intorno ai 16 gradi. Se supera i 23 gradi potrebbe perfino causare problemi. Il motivo? La nostra temperatura corporea scende e sale naturalmente durante l'arco della giornata. I gradi più elevati si raggiungono nel tardo pomeriggio e quelli più bassi intorno alle 5 del mattino. Il sonno inizia normalmente quando la nostra temperatura corporea si abbassa. Dormire al freddo, dunque, aiuta ad addormentarsi più velocemente. E - aspetto non indifferente - aiuta a restare giovani e magri.

Una ricerca effettuata presso l'Università del Sud Australia ha rilevato che alcune forme di insonnia si verificano per una scarsa regolazione della temperatura corporea. Una stanza più fresca aiuta il corpo a raffreddarsi abbastanza per raggiungere un livello di sonno più profondo e ristoratore. Dormire in una stanza più calda di 21 gradi impedirà al cervello di rilasciare la melatonina, cioè uno dei migliori ormoni anti-invecchiamento del corpo. Una volta che siamo addormentati in totale oscurità e la nostra temperatura corporea si abbassa, rilascia la melatonina e provoca un lieve raffreddamento nel corpo. Dormire in una stanza a 18-19 gradi può anche aiutare a prevenire alcune malattie metaboliche, come il diabete.  

Il freddo fa consumare più calorie

Secondo uno studio condotto da ricercatori del Maastricht University Medical Center, abbassare il termostato di casa può contribuire a mantenere il peso sotto controllo. Stare al freddo, infatti, fa aumentare in modo significativo la quantità di energia che consumiamo, facendoci bruciare calorie per preservare l’equilibrio termico. Questo avviene tramite i brividi, che sono contrazioni muscolari ritmiche, ma soprattutto attraverso il metabolismo del tessuto adiposo.

Alle basse temperature diventa più attivo il grasso bruno, che attinge alle riserve di grasso dell’organismo per produrre calore, e così contribuisce a ridurre la massa grassa. La stessa funzione non è invece svolta dal grasso bianco, che immagazzina le calorie di troppo che assumiamo con il cibo e tipicamente si accumula sul girovita.

Inoltre, la composizione della flora batterica intestinale (il microbiota) cambia infatti a seconda della temperatura esterna.

I ricercatori hanno studiato un gruppo di topi facendoli vivere per dieci giorni a 6 gradi centigradi. Quindi hanno analizzato la composizione della loro flora batterica e hanno visto non solo che il freddo l’aveva molto alterata, ma anche che i topi avevano perso grasso corporeo. Trapiantando questa flora in un altro gruppo di topi, si è visto che ciò migliorava il loro metabolismo del glucosio e la tolleranza alle basse temperature, provocando inoltre una perdita di peso.

Il meccanismo della perdita di peso si spiega con il metabolismo: per mantenere costante la nostra temperatura corporea, l’organismo deve bruciare una certa quantità di calorie. Se siamo esposti a una temperatura più bassa, diventa necessario un dispendio calorico più alto. Secondo alcuni ricercatori olandesi, il freddo può costringere l’organismo a bruciare più del 30 per cento del bilancio calorico per generare il calore che mantiene costante la temperatura. Le conclusioni? L’acclimatazione a un freddo moderato (tra i 18 e i 19 gradi) per parecchie ore al giorno gioverebbe alla perdita di peso, senza diventare un disagio.

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